I can still do it. Il giovanilismo diventa hip hop!

28 Set

Kwayzer The Seer (vero nome Stanley Jerry Hoffman), rapper di 83 anni,  sta mietendo visualizzazioni su Youtube e sta diventando  un vero fenomeno in rete. Kwayzer si definisce l’unico e il più vecchio cyber rapper del mondo. La sua missione?  rapparesentare un’ispirazione per tutti coloro che vivono male la terza età. Mah!

guarda anche  http://video.corriere.it/i-can-still-do-it-uomo-che/e354c81c-07e8-11e2-9bec-802f4a925381

Annunci

65+ design

25 Set

http://omhu.com/

Valentina Galleri (http://design.repubblica.it)

Meno bambini e più anziani: la speranza di vita nel nostro Paese si sta allungando, mentre la fertilità sfiora livelli minimi. E se è facile attrezzare una casa su misura di bebè, grazie a offerte specifiche anche accessibili, non succede lo stesso per un nonno. Eppure la cosa ci interessa in prima persona. Secondo dati Censis, nel 2030 il 26,5 per cento della popolazione italiana sarà over 65. Già dal 1994 il numero delle morti ha superato quello delle nascite e la fertilità sfiora livelli minimi. Se negli anni Settanta le donne avevano una media di due figli a testa, oggi è già raro che ne vogliano uno. Il piacere di vivere il proprio ambiente domestico per un anziano è molto importante, perché «tende a trascorrervi moltissimo tempo della sua vita, molto più di un giovane»: lo dicono quelli di FederAnziani, associazione no-profit con lo scopo di tutelare i diritti e occuparsi dei problemi della terza età. Con la sua collaborazione abbiamo indicato i quattro punti critici per persone della terza età.

1 – Rischio cadute
Le difficoltà nei movimenti e il rischio di cadere sono molto sentiti soprattutto da chi ha un handicap. Per cui uno spazio privo il più possibile di barriere architettoniche sembra essere quello più adatto. Da evitare quindi gradini, tappeti, dislivelli, angoli vivi, pavimenti in resina, piastrelle scivolose e parquet vetrificati.

2 – Piccoli e grandi sforzi
Per alcuni è complicato anche solo sollevare una serranda o raggiungere pensili troppo alti. In questi casi, tutte quelle tecnologie che automatizzano i dispositivi della casa sono dei validi alleati. Una semplice serranda elettrica (e strumentazioni analoghe) e pensili con sistema saliscendi manuale oppure collocati ad un’altezza inferiore di quella standard, ad esempio, sono utili a rendere tutto più semplice.

3 – Il caldo e il freddo
Importante, sia per la salute che per la sicurezza, è anche la temperatura. L’inverno e l’estate sono due stagioni – per differenti motivi – particolarmente sentite da una persona anziana. Le soluzioni sono aria condizionata e ottimi infissi, per mantenere tutto l’anno una giusta temperatura ed isolare al meglio lo spazio interno da quello esterno.

4 – Balconi e finestre per un sorriso
La salute fisica è in stretta relazione con il benessere interiore. Una casa luminosa con una buona esposizione al sole sarebbe l’ideale. Anche gli spazi aperti, per chi può permetterselo, non devono mai mancare nelle case. Con l’avanzare dell’età aumenta il tempo che si trascorre nell’ambiente domestico. Balconi o, ancora meglio, un giardino possono essere motivo di svago. Luoghi in cui godersi semplicemente una bella giornata di sole, o dove dedicarsi al giardinaggio. Da sottolineare che al momento per gli anziani l’offerta specifica è ancora molto limitata. Bisogna considerare inoltre che molti vivono nella maggior parte dei casi di un reddito minimo e non sempre riescono a trovare offerte accessibili per poter arredare una casa su misura.

Nel primo articolo ci siamo occupati delle difficoltà più frequenti che gli anziani si trovano ad affrontare in casa (Rischio cadute, Piccoli e grandi sforzi, Il caldo e il freddo, Balconi e finestre per un sorriso). Quali possono essere le soluzioni? Ecco alcuni consigli, per organizzare le stanze a misura di terza età. I mobili in dettaglio li vedremo nel terzo articolo.

CUCINA
La cucina è spesso l’ambiente più vissuto in una casa. Ma come renderla più confortevole per un anziano? In caso di ristrutturazione, per prima cosa bisognerebbe fare attenzione alla posizione di piano cottura, piano da lavoro e lavello: è preferibile che siano più bassi del solito (invece dei classici 90 centimetri, optare per altezze non superiori agli 80), in modo che anche una persona seduta o in carrozzella possa lavorarci con più facilità. Anche la loro disposizione e quella degli elettrodomestici è importante. Scegliere quella giusta è semplice, basta posizionarli con più razionalità in modo da non dover sollevare teglie o piatti (esempio: collocare vicini piano cottura e lavello, oppure piano d’appoggio per teglie calde accanto al forno). Le cucine monoblocco, quindi, sicuramente non sono adatte agli anziani, anche perché abbassare i piani significa non metterci sotto gli elettrodomestici (dato che questi ultimi sono realizzati solo con misure standard). Per sicurezza, poi, è opportuno avere sia un blocco di sicurezza nel piano cottura che un sistema di rilevamento per le fughe di gas.

BAGNO
Degli appoggi o corrimano lungo le pareti non guastano mai, così come dei tappetini antiscivolo e uno sgabello nella vasca da bagno o nella doccia. Se parliamo di lavabo, invece, è preferibile sia sospeso (fissato ad un altezza di circa 80 centimetri da terra), per facilitare e permettere l’avvicinamento a chi è in carrozzina. Stesso discorso per i sanitari: sospesi e ad un’altezza di almeno 50 centimetri. Utile sarebbe anche sostituire i doppi rubinetti del caldo e freddo con un miscelatore unico, sicuramente più facile da aprire e richiudere. Attenzione ad eventuali armadietti: devono essere ben fissati, semplici da aprire e senza spigoli vivi contro cui poter urtare.

SALOTTO/LIVING
È probabilmente l’ambiente con meno problemi, ma comunque è bene prendere dei piccoli accorgimenti anche qui. Ad esempio: fissare i tappeti con dei fermi, per evitare che scivolino o che l’anziano vi inciampi; sconsigliati i divani morbidi, molto bassi o con seduta troppo profonda, sostituirli eventualmente con poltrone con sistema a catapulta (quelle che, grazie ad un meccanismo a motore, assistono il movimento che si fa per rialzarsi).

CAMERA DA LETTO
Qui bisogna evitare i letti bassi, il motivo è lo stesso delle poltrone. I comodini vicino al letto, poi, sono una buona soluzione per raggiungerli facilmente anche da coricati. Preferire armadi con ante scorrevoli, sicuramente più leggere e facili da aprire.

LO STUDIO
Per i privilegiati che ce l’hanno, basta seguire le normali buone regole di ergonomia per il posto di lavoro. Inoltre: prestare attenzione alla scrivania, sceglierla larga e senza spigoli, e alla sedia, deve essere regolabile in altezza e schienale ed è preferibile che abbi ruote frenate in modo che ci si possa spostare seduti anche con i libri in mano ed evitare cadute.

ALTRI ACCORGIMENTI UTILI
Se in casa ci sono una o più rampe di scale, il ventaglio di alternative è abbastanza vasto: dai montascale alle pedane elevatrici; o se c’è spazio si può istallare un ascensore, se ne trovano anche di veramente piccoli e a prezzi accessibili. Anche l’illuminazione offre delle soluzioni per un uso più semplice. Ad esempio sono perfette le luci automatiche che si accendono e si spengono al passaggio, o quelle a comando sonoro. In mancanza di queste, si può puntare su interruttori grandi. In ogni caso è meglio prevedere dei punti luce vicino a dove ci si siede in modo da non doversi alzare. Evitare – per quanto possibile – gli angoli bui e dotare la casa anche di luci d’emergenza in caso vada via la corrente.

 Utili ma belli: è così che dovrebbero essere, e in parte già sono, i mobili progettati per gli anziani. Dopo aver dato spazio alle loro richieste sul tema casa e aver elencato anche una serie di consigli per organizzarla a misura di terza età, ci dedichiamo in questo articolo e nel prossimo ai pezzi d’arredamento già in commercio per loro. Oggetto del primo sono spazi come la cucina e il living, del secondo – invece – il bagno e altri prodotti originali. E a parlare, questa volta, sono anche i designer.

CUCINA
Tante sono le aziende che già da anni si occupano di realizzare cucine (e non solo) a misura di anziano, ce ne sono in tutta Italia: Ravetti a Torino, Lilea design a Varese, Facchinetti group a Bergamo (solo per citarne alcune). «La tendenza che seguono», spiega l’architetto Paolo Orlandini che, insieme all’architetto Roberto Lucci, ha progettato per Snaidero la cucina SkyLab «è quella che molti chiamano dell’universal design, o del design for all. Un modo diverso di chiamare quei progetti di prodotti, servizi o sistemi, accessibili ad un maggior numero di persone possibile». La cucina SkyLab, per esempio, è destinata a disabili e anziani, con un piano da lavoro unico e ribassato a 80 centimetri. I pensili sono sostituiti da colonne attrezzate con estraibili, il forno ha porta a libro e i cestelli della lavastoviglie sono girevoli sul piano di lavoro e a terra su ruote. Spiega Orlandini: «Solitamente nello studio di una cucina “speciale” si parte da un prodotto di serie per arrivare ad un prodotto modificato per le persone diversamente abili. Per SkyLab è avvenuto esattamente il contrario: abbiamo avuto in studio per quattro mesi una sedia a rotelle, fornita dall’Istituto Gervasutta di Udine; ogni idea o proposta veniva verificata da questa inedita prospettiva, stando seduti sulla sedia. Il progetto è caratterizzato da un piano avvolgente inteso a favorire le diverse operazioni tipiche di preparazione dell’area cucina, lavaggio e cottura. Solo in seguito è nata la versione SkyLine per un’utenza allargata». Scavolini pensa agli anziani con i pensili della cucina Utility: installati a 45/50 centimetri dal piano di lavoro, sono dotati di sistemi interni che si abbassano manualmente. In questo modo gli oggetti contenuti vengono portati ad una distanza accessibile a tutti, anche a chi è in carrozzella.

LIVING

Per quanto riguarda le poltrone o i divani sono da preferire quelli con sedute alte. Per le persone con situazioni più disagiate, lo dicevamo nella seconda puntata, le poltrone con sistema a catapulta sono sicuramente fra le più adatte poiché le assistono nel movimento che si fa per rialzarsi. Ce ne sono tante in commercio e anche di varie tipologie: da quelle elettriche, a quelle a motore con pulsantiera, per finire a quelle con effetto massaggiante integrato. I prezzi sono variabili a seconda del materiale e i comfort che offrono, le più economiche comunque si aggirano sui 400 euro.

Puntare ad un ambiente privo di barriere architettoniche, è una delle prime cose che i progettisti cercano di fare quando pensano ad uno spazio destinato ad anziani o a persone che hanno un handicap. «La creatività dell’interior designer», dice Sebastiano Ranieri, presidende AIPi (Associazione Italiana Progettisti d’interni), «si vede soprattutto quando è in grado di proporre sul mercato soluzioni alternative. Soluzioni che siano anche belle da vedere, che non vengano viste come “ausili” pur essendolo, e che mantengano al tempo stesso anche le funzionalità necessarie». Trasformare le disgrazie in virtù è sicuramente una buona regola da seguire per la realizzazione dei complementi d’arredo. E in una casa questo discorso vale soprattutto per la zona bagno, dove – sarà capitato a tutti di vederne uno per handicappati – gli ausili sono visibili e come (un esempio classico sono i maniglioni accanto ai sanitari).

BAGNO
Forse è l’unica stanza della casa in cui l’offerta per la terza età è abbastanza vasta. E nel parlare di offerta ci riferiamo soprattutto a quella di vasche e docce, dato che per quanto riguarda i sanitari e il lavabo basta scegliere quelli classici e posizionarli ad altezze diverse da quelle standard: a 50 centimetri da terra i primi e a 80 il secondo (come dicevamo anche nel secondo di questi articoli). Esistono comunque aziende specializzate nella realizzazione di bagni assistiti, che producono sanitari e ausili adatti agli anziani: Roca, Villeroy&Boch, Ponte Giulio, Bocchi Sanitari (solo per citarne alcuni). Ancora più specifiche per la terza età sono alcune vasche: hanno una porta che facilita l’entrata e l’uscita. Lo spazio a disposizione all’interno permette di entrare stando in piedi o addirittura trasferendosi su una carrozzina, ma anche di sedersi sul bordo. Se ne trovano già molte versioni, ad esempio quella di Hafro, Teuco-Guzzini e Grandform. I prezzi sono variabili, partono dai 1.500 euro per superare i 3.400.

ALTRI PRODOTTI
Per il tema “utile ma bello” segnaliamo anche una serie di oggetti originali, da tenere sempre a portata di mano di anziano. Su internet, sul sito http://www.dmail.it, di cose così se ne trovano tante: il bastone che diventa ombrello, il trolley per la spesa con sedia incorporata, i copri maniglia luminosi (per individuare le porte quando ci si alza di notte), un supporto per manopole o chiavi, e tanti altri. Le idee per gli anziani però non finiscono qui, ne arrivano altre anche da marchi internazionali come Omhu, brand newyorkese che si propone di “riprogettare gli ausili quotidiani in chiave di design”: il bastone da passeggio viene rivisto, ad esempio, in versione multicolor; la tazza per la colazione è inclinata e riporta i simboli; oppure, ancora, il calzascarpe con prolunga che può diventare anche un prendi oggetti.

No country for old men

25 Set

 

info in http://lanzavecchia-wai.com/

da  www.internimagazine.it/magazine/indesign/no-country-for-old-men

di Maddalena Padovani

 Nonostante venga da una famiglia di medici, che per lei immaginavano un futuro di scienza e medicina, Francesca Lanzavecchia sapeva fin da piccola che avrebbe fatto la progettista. Non solo le piaceva disegnare, ma era anche un’appassionata collezionista di oggetti che si divertiva ad analizzare per capire come potessero funzionare. Da qui la decisione di studiare product design al Politecnico di Milano e poi di trasferirsi a Eindhoven per allargare la sua visione del progetto. È proprio durante il master svolto sotto la direzione di Gijs Bakker che Francesca incontra Hunn Wai, industrial designer originario di Singapore. Dall’incontro delle loro diverse sensibilità progettuali – focalizzata sulle relazioni tra oggetti e persone, nel caso di Francesca, orientata alla ricerca su forme e materiali, nel caso di Hunn – nasce lo studio Lanzavecchia + Wai, che nel giro di un paio d’anni guadagna visibilità con una serie di progetti sperimentali di grande impatto comunicativo. ‘No country for old men’, il lavoro presentato al Salone Satellite 2012, è forse quello che colpisce di più per l’originalità del tema sviluppato: il design per la terza età. Si compone infatti di arredi e complementi pensati per chi, per motivi anagrafici o per cause accidentali, si trova a vivere nello spazio domestico con problemi di mobilità o altre limitazioni fisiche.  “Together Canes” spiega Francesca Lanzavecchia “sono tre sostegni per la deambulazione che integrano le funzioni di vassoio, contenitore e tavolino. L’idea mi era venuta osservando le difficoltà di mia nonna, che non riusciva più a reggere il vassoio con cui era solita portare il caffè al nonno. Pensando all’aspetto triste e penalizzante di tutte le attrezzature medicali proposte a chi ha questi e altri generi di problemi fisici, ho sentito la necessità di disegnare degli oggetti che prima di tutto fossero degli arredi, ovvero avessero le qualità per inserirsi con gradevolezza in qualsiasi ambiente domestico, e che svolgessero anche la funzione di ausili per le persone in difficoltà”. La serie è completata da Assunta, una poltroncina che si inclina e aiuta l’anziano a darsi lo slancio per alzarsi dalla posizione seduta, e da MonoLight Table Lamp, una lampada con lente di ingrandimento che facilita i piccoli lavori di precisione o anche la semplice lettura di un libro. ‘No country for old men’ è un progetto che esprime la natura più concettuale di Lanzavecchia + Wai e la complementarietà culturale dei due designer. In particolare, racconta la storia di Francesca, il suo background famigliare, il suo percorso formativo avvenuto in due scuole molto diverse tra loro da cui la progettista ha saputo trarre il meglio. “A Milano” precisa “ho imparato l’approccio dell’industrial designer, a Eindhoven quello del critical designer, che prima lavora su se stesso e poi progetta per esprimere un pensiero che abbia un interesse allargato e condivisibile”. Il risultato di questo incontro di visioni è una ricerca – iniziata al Politecnico con una tesi su un device per cardiopatici e poi approdata, alla Design Academy, a un’analisi più ampia sugli oggetti d’ausilio per portatori di disabilità – che indaga il concetto di funzionalità estrema . “Mi interessava” conclude la designer “analizzare l’aspetto umano della funzionalità per capire quando la bellezza può diventare di servizio. Ho preso così in considerazione quegli oggetti che hanno un valore di assoluta necessità e che entrano in un rapporto di intimità con chi li utilizza. Quali conclusioni ne ho tratto? Che la bellezza può diventare funzionale nel momento in cui riesce a cancellare lo stigma dell’imperfezione, della malattia e della diversità”.

Il wellness marketing si concentra sui senior

25 Set

www.downtownpalestre.it

40 milioni di giovani agé

15 Set

approfondimenti su www.aarp.org

(Federico Rampini, D-La Repubblica, 8 settembre 2012)

Mi sono iscritto alla lobby degli over 50. Che ignora le pensioni e parla di futuro

Ricordate la classica battuta di Woody Allen: “Non vorrei mai far parte di un club che accetti tra i suoi iscritti un tipo come me”?
Io adesso mi trovo nella posizione diametralmente opposta. Sono entrato a far parte di un club del quale fino a poco tempo fa mi sarei vergognato, mi sarei tenuto alla larga per non essere assimilato e confuso con i suoi aderenti.
Più che un club, viste le sue dimensioni, dovrei dire un’associazione. O una lobby. La più potente d’America, forse. Ebbene sì, dopo una sofferta riflessione, e dopo avere rivisto tutti i miei pregiudizi, ho preso una decisione (per me) storica.
Ho accettato di diventare un membro dell’Aarp. Forse a voi in Italia questa sigla non dice nulla, ma qui in America tutti sanno di cosa si tratta.  Le sue origini risalgono al 1958 quando venne fondata dalla dottoressa Ethel Percy Andrus in California. La fondatrice era un “medico visionario” dalle intuizioni straordinariamente moderne: la sua missione consisteva nel promuovere un “productive aging”, cioè un atteggiamento positivo, costruttivo e ottimista nei confronti del passare degli anni (“aging”, nella sua neutralità, è intraducibile in italiano con una parola sola; non ha lo stesso connotato negativo di “invecchiamento”, che in inglese si dice “getting older”).
Quando nacque l’acronimo Aarp, stava per American Association of Retired Persons, dunque organizzava i pensionati. Se fosse ancora questo il carattere del “club”, la mia adesione sarebbe decisamente prematura.
Ho 56 anni, in base alla normativa italiana me ne restano nove alla pensione, in base a quella americana almeno undici. Per ora…
Perché negli Stati Uniti si parla con insistenza di spostare la soglia della pensione a 70 anni. Inoltre già adesso in America l’età pensionabile è un concetto iper-flessibile, e la Social Security è congegnata in modo tale da incoraggiare a lavorare il più a lungo possibile.
Ma da molti anni ormai l’Aarp ha smesso di essere identificata come la lobby dei pensionati. Ha deciso di riconvertirsi e c’è riuscita magistralmente. Perfino nell’uso del logo, del marchio, è diventata una sigla a sé stante.
La parola “Retired” (pensionato) è scomparsa dalla sua ragione sociale, nonché da ogni sua pubblicazione. La nuova missione dichiarata dell’Aarp si declina così: “È un’organizzazione non-profit e bipartisan, con 38 milioni di iscritti, per le persone che hanno 50 anni e oltre; si dedica a migliorare la qualità della vita di tutti noi, col passare degli anni”.
È da quando ha smesso di caratterizzarsi come la lobby dei pensionati, che l’Aarp ha avuto un boom di iscrizioni, fino a farne la più vasta organizzazione di massa negli Stati Uniti e in tutto l’Occidente.
Che io sappia, solo il partito comunista cinese ha più iscritti, 75 milioni, ma come percentuale sulla popolazione dei due paesi è l’Aarp a stravincere, in proporzione. Con l’aggiunta che l’iscrizione all’Aarp è totalmente volontaria…
Che cosa mi ha attirato verso questo gesto, che fino a ieri mi rifiutavo di fare per una evidente “rimozione” psicologica del tema dell’invecchiamento?
Banalmente, potrei dire che l’Aarp è una fantastica macchina da sconti. Grazie alla sua stazza, da cui trae un formidabile potere contrattuale, per la modica somma di 16 dollari di iscrizione annua ricevo un tesserino che mi dà diritto a una inaudita serie di riduzioni tariffarie automatiche, dai supermercati ai ristoranti, dalle catene alberghiere alle compagnie aeree, dalle polizze Rc-auto ai mutui per la casa.
All’origine questi sconti erano più “mirati” verso una popolazione anziana: l’Aarp cominciò con l’offrire riduzioni sui prezzi dei medicinali presso le grandi catene di farmacie, nonché polizze sanitarie integrative, fondi pensione a tassi agevolati, e così via.
Ma da quando ha sposato la sua nuova vocazione, e si è rivolta ai cinquantenni, la sua visione del mondo è cambiata. Proprio questo mi ha attirato verso di lei. L’Aarp è al tempo stesso lo specchio di un mondo che cambia, l’indicatore fedele di uno shock demografico, e anche un’organizzazione innovativa, per la sua capacità di interpretare e accompagnare l’evoluzione della società.
Prima di altri, ha capito che i confini tra le generazioni diventano sempre più fluidi. Dai questionari che mi manda e dalle offerte speciali che pubblicizza sul suo sito si capisce che ha abbracciato una nuova èra, in cui cinquantenni e sessantenni vogliono lo sconto per l’ingresso a Disneyworld non solo per portarci i nipotini, ma sempre più spesso per portarci i figli di seconde o terze nozze.
Anche come lobby a difesa di interessi di massa, l’Aarp ha capito da tempo che i pensionati non le bastavano. La forza politica vera sta nelle generazioni del baby boom, che alla pensione stanno appena cominciando ad affacciarsi: ammesso che vogliano andarci.
Ecco un caso in cui l’America è un passo più avanti rispetto al resto del mondo. L’invecchiamento demografico qui viene visto come un’opportunità. E c’è chi lo ha già trasformato in un “mercato politico”, affrettandosi a occupare lo spazio, a organizzare una generazione di frontiera, nella fase di transizione verso un futuro che in buona parte è un libro bianco, tutto da scrivere, da reinventare.

Spazi domestici e stanze multiuso

24 Ago

(fonte: Censis.it)

… le fasce di età più elevata (65-80 anni) preferiscono svolgere queste attività negli spazi comuni dell’abitazione, ma oltre al soggiorno attribuiscono una notevole importanza alla cucina. Nel caso della tv, la percentuale di anziani che la guardano in cucina è pari al 37,9%, nel caso della radio la percentuale è del 27,6%, per la lettura è il 22,2%. La televisione sembra ridurre in parte le differenze intergenerazionali, dato che viene vista prevalentemente in soggiorno senza differenze significative in relazione all’età…

leggi il comunicato stampa Come cambia l’uso dello spazio domestico vince la stanza multiuso

Il retail dei nonni 2.0

24 Ago

(fonte: mymarketing.net, 16 agosto 2012)

Cambiano luoghi e modalità dello shopping, complice la crisi, si arriva davanti gli scaffali con tutte le informazioni necessarie per effettuare l’acquisto non più ulteriormente rinviabile. Le informazioni sono sempre più dettagliate, i clienti arrivano armati di smartphone con app ad hoc che permettono di scannerizzare il codice a barre e scovare in quale negozio il prodotto è disponibile al prezzo più basso. I commessi devono fronteggiare questi consumatori 2.0, che non si fanno più tentare dalle sirene dello shopping selvaggio e compulsivo e sono più informati di un ingegnere della Nasa sulle specifiche tecniche. Il quadro che è emerso dallo studio Future of Retail 2012 commissionato
da Ibm disegna uno scenario in cui alla sbarra sono proprio loro, i responsabili del punto vendita spesso incapaci di arginare la valanga di
domande che prima erano una caratteristica esclusiva dei nerd che bersagliavano di richieste i proprietari di fumetterie. La rivoluzione dell’informazione libera e sempre disponibile ha ridisegnato gli scenari del rapporto del mondo consumer. La sfida si gioca proprio sul corredo tecnologico, se l’acquirente ha più marchingegni che Batman nella sua bat-cintura, anche lo sprovveduto commesso deve essere capace di battagliare ad armi pari, munendo anche lui di tablet adatti allo scopo e coadiuvato da totem touchscreen capaci di dissipare la stragrande maggioranza dei dubbi della clientela.  Nei prossimi cinque anni la tendenza sarà costruire un’esperienza multicanale capace di coniugare l’e-commerce con l’acquisto fisico di beni e servizi. E la sfida per i punti vendita si concretizzerà nella possibilità di offrire un rapporto ancora più ‘fluido’ fra l’esperienza di shopping a cui si ha accesso online e quella sul punto vendita, rispondendo così alle esigenze dei consumatori e fornendo accessibilità a prescindere da come o quando essi desiderino fare acquisti. Se è l’esperienza stessa d’acquisto a mutare, tale cambiamento non può non riflettersi anche sui luoghi deputati allo shopping, dove tra tante novità ecco ritornare lei, la mai dimenticata lista della spesa, segno tangibile della perdita del potere d’acquisto che decreterà anche il tramonto del modello dei centri commerciali. La decapitazione delle teste di gondola e dei cestoni delle offerte è già iniziata. I percorsi che guidano i passi sempre più incerti dei consumatori devono ridisegnare un nuovo senso per ricostruire una relazione qualitativa tra retailer e shopper. È la fine del consumo compulsivo, modaiolo, spensierato ed esibizionista. Si deve riuscire a rimodernare il ‘linguaggio dell’impulso’, che deve essere, se possibile, ancora più seduttivo e performante. Uno scenario mutato in cui non  si può tenere nella giusta considerazione l’innalzamento progressivo dell’età del target di riferimento. I clienti compresi tra i 60 e i 75 anni sono in crescita, sempre più esperti, non più in balia di panciuti televisori ma sempre più capaci di districarsi sui nuovi device. Il settore che sta già correndo ai ripari è proprio quello tecnologico, che punta a salvaguardare il futuro del suo business, prediligendo uno scenario d’inclusione dei nonni 2.0.